Le conseguenze della Riforma universitaria in Sardegna.


Ad un anno dai tagli operati dalla legge 133 nell'intero ambito dell'Istruzione Pubblica e dalla Riforma delle scuole elementari e delle medie inferiori assistiamo oggi all'ennesimo attacco contro il sistema pubblico di istruzione con l'approvazione della Riforma dell'Università.

Ieri in Consiglio dei Ministri si è compiuto il passo definitivo verso lo smantellamento del sistema formativo italiano. Al contrario di quanto avviene in Germania e in altri paesi d'Europa dove, a fronte della crisi economica, il Governo investe in ricerca e istruzione in Italia si confermano i tagli all'istruzione pubblica e si da avvio ad una riforma universitaria che aumenta il precariato, aziendalizza gli Atenei, impone criteri meritrocratici basati sulla competitività economica e contrari al diritto allo studio.
Con questa Riforma il ministo Gelmini priva gli studenti italiani e gli studenti sardi di buona parte dell'offerta formativa. Nella nostra Isola è prevista la chiusura di diverse facoltà. Infatti, stando ai nuovi parametri della Riforma gli Atenei con meno di 1500 docenti non potranno avere più di sei Facoltà contro le undici di Cagliari e di Sassari, in questa direzione la possibilità di fusione degli Atenei prevista dall'articolo tre diventerà realtà contribuendo all'impoverimento culturale e formativo.
Inoltre per i lavoratori dell'Università si restringono ulteriormente le possibilità di una stabilizzazione e si condannano migliaia di ricercatori ad un'avvenire incerto o ad una fuga all'estero favorendo più di prima il consolidamento di quella classe baronale che il ministro Gelmini dice di volere eliminare. Il Partito della Rifondazione Comunista in Sardegna si opporrà a tutti i livelli contro questo scellerato provvedimento promuovendo occupazioni, manifestazioni e assemblee iniziando con la giornata mondiale del diritto allo studio il 17 Novembre.
Gianni Fresu, segretario regionale PRC Sardegna
Matteo Quarantiello, responsabile dipartimento scuola e università PRC Federazione di Cagliari


Per comprendere gli effetti devastanti della riforma sulla nostra isola vi facciamo notare il seguente articolo del disegno di legge Gelmini.

Art. 2 Comma 3 Lettere b), c) e d) del disegno di legge 175/09


  • b) riorganizzazione dei dipartimenti assicurando che a ciascuno di essi afferisca un numero di professori, ricercatori di ruolo e ricercatori a tempo determinato non inferiore a trentacinque, ovvero quarantacinque nelle università con un numero di professori, ricercatori di ruolo e a tempo determinato superiore a mille unità, afferenti a settori scientifico disciplinari omogenei;
  • c) previsione della facoltà di istituire tra più dipartimenti, raggruppati in relazione a criteri di affinità disciplinare, strutture di raccordo, denominate facoltà o scuole, con funzioni di coordinamento e razionalizzazione delle attività didattiche e di gestione dei servizi comuni; di coordinamento, in coerenza con la programmazione strategica di cui al comma 2, lettera a),delle proposte in materia di personale docente avanzate dai dipartimenti; di coordinamento del funzionamento dei corsi di studio e delle proposte per l´attivazione o la soppressione di nuovi corsi di studio;
  • d) previsione che il numero complessivo delle strutture di cui alla lettera c) deve essere proporzionato alle dimensioni e alla tipologia scientifico disciplinare dell´ateneo, fermo restando che il numero delle stesse non può essere superiore a sei, nove e dodici nel caso di università con un numero di professori e ricercatori di ruolo e ricercatori a tempo determinato, rispettivamente, inferiore a millecinquecento unità, superiore a millecinquecento e inferiore a tremila e superiore a tremila;

In poche parole:
Ogni ateneo può avere al massimo:
  • 6   facoltà  se  ha meno di 1500 docenti
  • 9   facoltà  se  ha tra 1500 e 3000 docenti
  • 12 facoltà  se  ha più di 3000 docenti
L'ateneo cagliaritano ha meno di 1500 docenti, perciò al massimo potrà avere 6 facoltà.

Oggi l'università di Cagliari ha 11 facoltà, questo significa la chiusura di 5 facoltà solo a Cagliari.
Si parla di un impoverimento gigantesco dell'offerta formativa e culturale della Sardegna, che obbligherebbe i giovani sardi nella migliore delle ipotesi ad emigrare per seguire il proprio percorso formativo o nella peggiore ad abbandonare lo stesso.
In ogni caso significherebbe che alla Sardegna vengono precluse gran parte delle sue  prospettive di crescita economica, sociale e culturale.


Riforma Gelmini: un pastrocchio sulle spalle di studenti e precari.


Nel Consiglio dei Ministri del 28 ottobre è stato varato il Ddl in materia di organizzazione e qualità del  sistema universitario, di personale accademico e di diritto allo studio. Un testo complesso che pretenderebbe di rivoluzionare il sistema universitario italiano a costo zero, anzi, attraverso la mannaia dei tagli che paralizzano le attività degli atenei nel nome di una improbabile “razionalizzazione” delle risorse. Alla fine si afferma esplicitamente che “dall’attuazione delle disposizioni della presente legge non devono derivare nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica”. Già questo dimostra come l’intero documento, esaltato da tutte le gerarchie accademiche e dai giornali embedded, rappresenta in realtà una madornale bufala.
Sul piano del sistema di governo degli atenei si propone un modello centralistico, gerarchico e a tratti autoritario. Viene ridimensionato il ruolo degli organi elettivi e quasi tutto il potere viene concentrato nelle mani dei rettori e di un CdA, ridotto nel numero di componenti, per il 40% composto da personalità provenienti dal mondo imprenditoriale. Un goffo tentativo di perseguire la vocazione aziendalistica della Ministra senza neanche riuscire a cogliere l’obiettivo. Paradossalmente preferiremmo parlare di aziendalizzazione del sistema universitario, perché almeno avremmo un nemico all’altezza dei nostri sforzi. Ma il sistema aziendale all’Italiana non si avvicina neanche lontanamente al modello anglosassone (tra l’altro fallito) che vorrebbe emulare. Il capitalismo italiano è tradizionalmente parassitario, succhia risorse allo Stato ma non si è mai sognato di investire seriamente in ricerca e sviluppo. Si finisce col consegnare il potere di definire gli indirizzi scientifici e le linee di sviluppo degli atenei a un personale incolto che sfrutterà tale posizione di privilegio per perseguire interessi privati senza alcun disegno stategico.
La già fragile corda che sostiene la spada di Damocle sui crani dei ricercatori precari viene definitivamente spezzata. Si completa infatti il disegno della Moratti e viene messo ad esaurimento il ruolo di ricercatore a tempo indeterminato. Verranno sostituiti da contratti precari di durata triennale e rinnovabili una sola volta, poi o si vince un concorso da professore associato o si va a casa dopo sei anni della propria vita regalata a un’istituzione che ti premia con l’espulsione. Eppure un sistema serio di tenure track che apra la strada dell’ingresso in ruolo nella seconda fascia di docenza sarebbe anche ipotizzabile se ci fosse la volontà politica di investire risorse sui nuovi reclutamenti, ma questo non sembra rientrare nei disegni del governo Berlusconi. I concorsi universitari sono bloccati da anni e i tagli criminali alle università impedirà loro di bandire nuovi posti ancora per molto tempo. Quasi nulle saranno le opportunità di accesso per i giovani ricercatori, sempre più precari e sempre più ricattabili, e nessuna risposta seria si dà alle decine di migliaia di ricercatori precari di lunga data che da anni vengono sfruttati da un sistema universitario che contribuiscono materialmente e tenere in piedi e che non potranno neanche accedere alla nuova tipologia contrattuale.
Gli studenti vengono umiliati. Mentre noi lottiamo per le rappresentanze paritetiche e una valorizzazione delle esperienze di autorganizzazione, la Gelmini li integra senza alcun potere decisionale nei nuovi organi di governo rendendoli così complici di questo sfacelo. Il diritto allo studio diventa un miraggio, viene introdotto il meccanismo dei prestiti d’onore, cioè una forma legalizzata di indebitamento delle giovani generazioni, e viene istituito un fantomatico fondo per il merito gestito (guarda caso) dal Ministero del tesoro e, ricordiamolo, organizzato “senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica”, una porta aperta al progetto nefasto di abolizione del valore legale del titolo di studio. Se vogliamo valorizzare il merito, dobbiamo gridare il nostro no secco alla loro meritocrazia che premia i figli delle classi padronali, costringendo alla subalternità le nuove classi proletarizzate, costrette secondo questo sistema a frequentare corsi di laurea dequalificati e costosi (i tagli costringono i Rettori ad aumentare le tasse).
Rifondazione Comunista non starà a guardare. Mette da subito le proprie strutture al servizio del movimento unitario che dallo scorso anno lotta per una università pubblica, di massa e di qualità. Lavoreremo alla costituzione di reti unitarie di studenti e lavoratori della conoscenza. Nessuno sconto verrà fatto al Governo e alle gerarchie baronali che esso tutela.
 di Fabio de Nardis, Responsabile Nazionale Università e Ricerca PRC-Se

Conferenza Stampa 
Ferrero (Federazione della Sinistra) 
Di Pietro (Italia dei Valori)


Tutti in piazza contro Berlusconi.
(video)


Raccogliamo la domanda che il popolo della sinistra ci sta facendo, costruiamo un'alternativa a Berlusconi a partire da un'opposizione più forte e più coraggiosa.
E' questo secondo Paolo Ferrero il motivo che ha spinto due forze dell'attuale opposizione, l'Italia dei Valori e la Federazione della Sinistra Comunista a convocare la conferenza stampa che chiede all'opposizione nel suo complesso di svegliarsi, partecipando, insieme alla costruzione del  NO BERLUSCONI DAY, il 5 dicembre, una giornata di protesta contro il governo.
Un invito che precisa Di Pietro è rivolto al Partito democratico e a tutte quelle persone che, a prescindere da destra e sinistra, si ritengono persone per bene contro un governo formato da persone per male, che pensano a fare solo i propri interessi personali.





A tutti i partiti politici dell’opposizione
Ai sindacati
Alle associazioni
Alla società civile

La crisi economica sta determinando una sofferenza sociale sempre maggiore. L’aumento della precarietà, la perdita di posti di lavoro, salari e pensioni con cui si fatica ad arrivare a fine mese sono il panorama comune a tutto il Paese. Il Governo invece di intervenire per risolvere questa situazione la aggrava con tagli alla spesa sociale e all’istruzione, con la compressione di salari e pensioni di cui l’attacco al contratto nazionale di lavoro è solo l’ultimo atto. Inoltre, questo Esecutivo si adopera a fomentare la guerra tra i poveri con provvedimenti razzisti e xenofobi sull’immigrazione.
Come se non bastasse, il Governo ha varato provvedimenti come lo scudo fiscale che legalizzano l’evasione fiscale e il malaffare, ha stanziato una quantità enorme di denaro per le banche, per l’acquisto di cacciabombardieri e per grandi opere inutili come il ponte sullo stretto di Messina.
Il Governo contribuisce, quindi, ad aggravare la crisi, difende i poteri forti e parallelamente si adopera per demolire la democrazia italiana portando a compimento la realizzazione del piano della P2 di Licio Gelli. Le proposte di manomissione della Carta Costituzionale si accompagnano ad una quotidiana azione di scardinamento della Costituzione materiale, al tentativo di mettere il bavaglio alla libera informazione, di limitare l’autonomia della Magistratura, di snaturare il ruolo del sindacato e di ridurre al silenzio i lavoratori.
Per contrastare quest’operazione che è allo stesso tempo antidemocratica, fascistoide e socialmente iniqua, riteniamo necessario costruire una risposta politica generale, forte e unitaria. Siamo impegnati a costruire un’opposizione di massa per ripristinare la democrazia nel paese e nei luoghi di lavoro e che obblighi il Governo a cambiare la politica economica e sociale. Ecco perché chiediamo le dimissioni di Berlusconi anche alla luce della sua manifesta indegnità morale a ricoprire l’incarico di Presidente del Consiglio.
E proponiamo a tutte le forze di opposizione di convocare per il prossimo 5 dicembre una manifestazione unitaria contro la politica del Governo e per le chiedere le dimissioni del Presidente del Consiglio.

Paolo Ferrero
Antonio Di Pietro


Sardegna, «Contro lo scempio Consulta e referendum»
di Costantino Cossu
su il manifesto del 18/10/2009

Nell'estate del 2004 fu uno dei primi atti della giunta regionale appena eletta: divieto di costruzione entro i due chilometri dalla linea della costa. Un decreto firmato da Renato Soru, che della tutela del paesaggio aveva fatto uno dei temi forti della campagna elettorale che s'era chiusa, nel giugno di quell'anno, con la vittoria della coalizione di centrosinistra. Al primo alt agli appetiti dei cementificatori (industria edile, albergatori, immobiliaristi) Soru fece seguire il "Piano paesaggistico regionale", uno strumento di tutela senza eguali in Italia e tra i più avanzati in Europa. Tutela non solo delle zone più vicine al mare, ma anche di quelle interne, comprese le aree agricole intorno ai centri urbani e le zone collinari e montuose. Tutto il territorio regionale veniva coperto, per la prima volta, da un sistema di regole che dettavano i criteri d'interesse generale in base ai quali l'attività edilizia doveva essere svolta. Per una regione come la Sardegna, e per un paese come l'Italia, una novità epocale: il paesaggio riconosciuto come bene comune rispetto al quale l'ordine di priorità che guida le logiche degli imprenditori del mattone e degli speculatori veniva disinnescato, destituito della legittimità e della priorità che le amministrazioni pubbliche, non solo in Sardegna, le avevano sempre riconosciuto.
A caldo il commento di Soru, capo dell'opposizione in consiglio, alla decisione dell'assemblea regionale di ridare disco verde a chi all'ambiente preferisce l'edilizia di rapina è durissimo: «Noi faremo di tutto perché la legge che è stata approvata venerdì sia cancellata. Se passasse, per la Sardegna sarebbe un disastro di dimensioni storiche».
Il presidente della giunta di centrodestra, Ugo Cappellacci, dice che lei e tutto il centrosinistra fate un allarmismo ingiustificato...
Cappellacci mente in maniera spudorata. La prima bugia che dice è che la legge approvata dal consiglio regionale non è altro che l'attuazione del Piano casa nazionale. La seconda bugia è che in fondo ciò che è stato deciso è solo un aumento delle cubature finalizzato alla riqualificazione delle strutture turistiche e al risparmio energetico.
Queste cose non ci sono nelle legge regionale?
Non è questo il punto. Il punto è che la legge di fatto reintroduce nella normativa urbanistica le vecchie zone F, le famigerate zone di sviluppo turistico. In tutte le aeree costiere della Sardegna di qualche pregio ambientale, ma proprio in tutte, sono pronti progetti di lottizzazione che, con la legge della giunta Cappellacci, ripartiranno alla grande. Cappellacci e i suoi assessori cercano di far credere che il loro progetto sia solo chiudere terrazzini e scantinati e concedere agli alberghi un po' di volumetrie in più se ristrutturano in funzione del risparmio energetico. E questo purtroppo è anche il messaggio che passa nei media. Invece il vero obiettivo è un altro. E' quello di ritornare al sacco indiscriminato delle coste. E sarà una colata di cemento mostruosa, da nord a sud, dall'Argentiera ad Alghero, da Bosa a Chia, da Pula a Capo Malfatano, da Nora a Capo Spartivento, da Teulada a Olbia. Uno scempio a confronto del quale il più grande disastro ambientale subito dalla Sardegna, la deforestazione compiuta dai piemontesi nella seconda metà dell'Ottocento, che non è stata poi neanche così grande com'è stata dipinta, è una cosa da niente. Se la legge approvata dalla maggioranza di centrodestra sarà attuata, la nostra generazione sarà ricordata per sempre come quella che ha irreparabilmente devastato un patrimonio ambientale e paesaggistico straordinario.
Come intendete opporvi?
Faremo tutto ciò che è possibile fare per fermare lo scempio che il centrodestra sta preparando. Ricorreremo alla Corte Costituzionale, che su queste materie si è già pronunciata a nostro favore contro il tentativo di cancellare il Piano paesaggistico. Promuoveremo un referendum regionale che dia la parola a tutte i sardi e spiegheremo che in gioco non ci sono solo aumenti di volumetria, ma la sopravvivenza di quel bene prezioso e unico che è il nostro ambiente e il nostro paesaggio, contro il quale si sta tentando di sferrare un colpo mortale.

Qualche settimana fa, delle righe scritte nel programma regionale di sviluppo della giunta Cappellacci, avevano causato dure reazioni da parte degli amministratori provinciali e la convocazione di un Consiglio Provinciale straordinario del Medio Campidano.
Queste righe, di fatto, significavano la cancellazione senza appello del nuovo ospedale di S.Gavino, previsto dalla precedente giunta Soru, che avrebbe dovuto servire con nuovi posti letto e con una struttura più moderna e più adeguata dell'attuale, l'intera provincia del Medio Campidano.

Di seguito pubblichiamo i passaggi del piano di sviluppo regionale sull'argomento
.
Di questa seconda direttrice fa parte anche il capitolo degli investimenti strutturali e
strumentali per i quali si dispone di risorse che, pur cospicue in valori assoluti, sono
certamente insufficienti a fronte del grande sforzo di rinnovamento di cui la Regione
abbisogna dopo anni di stasi nei quali
il grosso delle disponibilità è stato
incomprensibilmente dirottato per la costruzione del nuovo ospedale di San Gavino
.

[...]
Nel precedente Piano sanitario regionale era prevista la costruzione dei nuovi ospedali
di Cagliari, Alghero e San Gavino e un importante intervento di ristrutturazione del
SS. Annunziata di Sassari. A tale scopo era previsto un ammontare di risorse pari a
circa 800 milioni:
purtroppo le previsioni si sono rivelate ottimistiche e oggi le somme
a disposizione sono molto inferiori. 
 
[...] 
sarà valutata con attenzione la situazione del nuovo ospedale di San Gavino che
l’annullamento del PSR ha reso irrealizzabile nei termini finora ipotizzati
,
eventualmente realizzando solo in parte la nuova struttura e recuperando una parte
delle risorse già impegnate, in alternativa a una possibile completa cancellazione della
nuova realizzazione sostituendola con un profondo intervento di ristrutturazione
dell’attuale ospedale. 


La cancellazione del nuovo ospedale, che chiaramente tocca direttamente anche noi Serrentesi, in quanto è per noi la struttura ospedaliera più vicina, è inaccetabile.
Nel consiglio provinciale convocato sull'argomento, presente l'assessore regionale alla sanità Liori, si sono ribaditi i motivi che rendono inadeguata la vecchia struttura e la necessità di costruirne una nuova, e l'assessore Liori aveva finto di convenire su queste questioni, scusandosi però con il solito argomento della mancanza di fondi.
Apprendiamo, con grande sconcerto che la scusa era puramente strumentale, poiché dalla stampa si annuncia che saranno innalzati i tetti di finanziamento delle strutture sanitarie private sarde di ben 100 milioni di euro. 
Questa è una politica criminale di gestione della sanità, si strangola la sanità pubblica, lasciando senza fondi Asl e ospedali pubblici, con strutture e attrezzature inadeguate, e si sovvenzionano le strutture private.
.
In questo modo si costruisce un sistema sanitario differenziato con l'eccellenza privata per i pochi che se lo possono permettere, e per il resto i lavoratori, i pensionati, e le fasce più deboli costrette a ricorrere a strutture pubbliche fatiscenti, con infinite liste di attesa e un servizio, che malgrado l'impegno costante di tutti i medici e gli infermieri, tende sempre a peggiorare.
.
La giunta Cappellacci continua a fare danni, seguendo un disegno preciso, scuola, sanità, lavoro, ambiente; con una furia classista distrugge tutti i servizi pubblici e l'assistenza sociale, lasciando che la maggior parte dei sardi peggiori le proprie condizioni di vita; tutto questo per sostenere un elite di affaristi, di imprenditori, che grazie a Cappellacci, si stanno spartendo il bottino.




Dichiarazione di Paolo Ferrero, segretario nazionale del Prc-Se.

Plaudo alla decisione della Corte costituzionale che ha bocciato totalmente e senza possibilità d'appello il cosiddetto "lodo Alfano", in quanto vìola il principio di uguglianza di tutti i cittadini di fronte alla legge. Alla Corte va il plauso di tutti i sinceri democratici del nostro Paese che hanno bocciato senz'appello una legge vergognosa e illegittima che voleva cercare di salvare la faccia e le fortune, costruite sul malaffare, del nostro Premier e di tutti gli altri potenti che pensano di poter essere e comportarsi impunemente da corruttori e mafiosi come fa Berlusconi.

A Bossi, che minaccia il ricorso al popolo, ci limitiamo a dire di lasciar perdere e di non svegliare il cane che dorme. Troppi partigiani, uomini e donne, sono morti per costruire una Repubblica libera e democratica come quella italiana, che si basa e si regge sulla sua Costituzione, per potersi fare spaventare - loro e i loro discedenti, cioè tutti noi - da quattro ciarlatani alla cui testa si vogliono mettere eversori e corruttori.

SIT IN PER CHIEDERE LE DIMISSIONI DI BERLUSCONI
GIOVEDI' 8 OTTOBRE 2009, ORE 17.30
PIAZZA PALAZZO, CAGLIARI


#firma la petizione per le dimissioni# 


FEDERAZIONE DELLA SINISTRA (FERRERO-DILIBERTO-SALVI-PATTA): BERLUSCONI SI DIMETTA, SI VADA SUBITO AD ELEZIONI ANTICIPATE. 
Adesso Berlusconi, il corruttore dell'avvocato Mills, si dimetta e si vada subito a nuove elezioni anticpiate. Rispetto alle quali proponiamo a tutte le forze democratiche di dare vita a una brevissima legislatura di garanzia costituzionale che approvi la legge sul conflitto d'interessi, cancelli le misure sulla giustizia approvate dal governo Berlusconi e vari una legge elettorale proporzionale che superi l'attuale "legge truffa", legge che regala a un Berlusconi e a un centrodestra minoritari nel Paese la maggioranza dei parlamentari.



“Speculatori sardi, tornate a sorridere”, più cemento per tutti!


Quanto accaduto in Consiglio regionale con l’approvazione dell’emendamento al “Piano per l’edilizia, per edificare entro la fascia dei 300 metri, è di una gravità senza precedenti. Abbiamo tutti sotto gli occhi la devastazione ambientale di Messina dovuta al "blocchetto selvaggio" ed è ancora vivissimo il ricordo dell’alluvione a Capoterra di un anno fa, ciò nonostante questa maggioranza ha approvato una norma scandalosa che fa fare un balzo indietro di 30 anni alla legislazione urbanistica sarda. Il governo Cappellacci e la sua giunta si sta rivelando giorno dopo giorno sempre più una banda di incompetenti impegnata solo nel perseguimento del proprio bottino. L’attività della macchina regionale è bloccata in ogni ambito, eccezion fatta per l’urbanistica, ogni vertenza sul lavoro o più in generale sulla condizione di disagio dell’isola rimane inevasa, in compenso questo governo, impegnatissimo a lottizzare e arraffare tutto quel che può, da il via libera alla devastazione di quel che rimane del nostro patrimonio ambientale costiero. A sentirli parlare di sviluppo e ambiente sembra di rivedere l’improbabile amministratore calabrese Cetto Laqualunque interpretato da Antonio Albanese, ma in questo caso la realtà ha superato la satira. Oggi capiamo il senso dello slogan di Cappellacci in campagna elettorale “Sardegna torna a sorridere”, si riferiva alla Sardegna degli speculatori e dei palazzinari, loro staranno sorridendo tantissimo, il resto dell’isola no. Come PRC siamo pronti alla mobilitazione insieme a tutte le forze politiche e sociali disposte a contestare questo ennesimo scempio ai danni della nostra regione.
Gianni Fresu, Segretario regionale PRC

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